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marzo 31, 2017

Il pianto del neonato

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Nei primi mesi di vita spesso il pianto mette in crisi i genitori che non riescono a interpretarne il significato e quindi a dare una risposta adeguata ai bisogni del bambino. Il pianto è l’unico strumento che il neonato ha per farsi capire: esprime bisogni specifici come fame, sete, essere cambiato, vuole il contatto con la mamma, si sente solo ecc. A volte non è facile interpretare il pianto del bambino. Ma ci si affida all’istinto da genitore, anche se alle volte è possibile sbagliare. Quello che è importante è che il genitore risponda sempre al richiamo del bambino. Far sentire che si è sempre presenti.  La stanchezza gioca brutti scherzi e talvolta non si è in grado di far fronte al pianto disperato del bambino. In questi casi è bene chiedere aiuto e riposare piuttosto che trasmettere ansia aggiuntiva al bambino. In alcuni Paesi del Nord Europa (Germania, Inghilterra) stanno nascendo scuole di supporto per i genitori. Per es ad Amburgo l’associazione Menshenkind propone corsi denominati “Baby-Lese-Stunde”, ovvero corsi per ‘leggere’ il bambino. In queste scuole i genitori portano i bambini nelle ore in cui sono più critiche e i terapeuti aiutano i genitori a calmarsi e a calmarli. L’esperienza dice infatti che il comportamento parentale può ridurre l’irritabilità e gli strilli del bambino. Un altro punto fermo di cui tenere conto: man mano che il bambino cresce il pianto diminuisce. Il picco del pianto per i bambini occidentali si ha attorno alla sesta settimana, con una tendenza ad aumentare verso la sera. È anche questione caratteriale: ci sono bambini che piangono poco e altri che piangono anche per tre ore di seguito e più volte al giorno. Inoltre, c’è un altro fattore importante, ovvero la cultura di provenienza: i bambini delle società africane e asiatiche piangono poco perché le  mamme rispondono subito al pianto del bimbo e non si separano mai dai loro piccoli. Nei paesi africani e asiatici infatti il pianto notturno è spesso interpretato come il segno di un dialogo incomprensibile con il mondo degli spiriti e fa temere la follia e la morte. E’ per questo che nessuna madre africana lascerebbe mai piangere suo figlio. Anche in Occidente le madri sanno che è necessario rispondere al pianto del bambino,  magari aspettano un po’, pensando che sia un bene. Rispondere subito agli strilli o ai pianti, è credenza comune, potrebbe essere pericoloso per il suo carattere. Oggigiorno sempre più mamme e papà occidentali utilizzano il marsupio, imitando le mamme africane. E sono sempre più numerosi i genitori che nei primi mesi di vita lasciano dormire il bimbo nel loro letto. Le pressioni culturali non devono però influenzare l’educazione: è il genitore che sceglie come meglio crede il modo in cui allevare i propri figli secondo coscienza.

 

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