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maggio 30, 2016

Osteoartrite: conoscere e prevenire

ARTROSE

Il termine artrosi, formato dalle parole di origine greca “artro” che significa articolazione e “osi” che significa degenerazione, indica una malattia degenerativa delle articolazioni. Sinonimi di artrosi sono anche osteoartrosi e nei paesi anglosassoni, osteoartrite (osteoarthritis). Le articolazioni sono strutture deputate a collegare o “articolare” fra di loro le ossa. Le più importanti sono quelle che collegano fra loro i segmenti ossei mobili, che sono provviste di tessuti di diversa composizione e diversa funzione, fra cui i più importanti sono la membrana sinoviale e la cartilagine (Figura1).

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Figura 1: Schema esemplificativo di articolazione sana (lato sinistro) e artrosica (lato destro)

La membrana sinoviale tappezza internamente la capsula articolare, riveste i capi ossei implicati nell’articolazione arrestandosi però lungo i margini della cartilagine articolare e delimita lo spazio articolare immerso nel liquido sinoviale. Permette la pulizia dell’articolazione e la sorveglianza immunitaria contro agenti estranei e produce alcune sostanze necessarie per la nutrizione e lo scorrimento delle superfici articolari che versa nel liquido sinoviale. È costituita da due strati, uno esterno fibroso, riccamente innervato e vascolarizzato, e uno interno costituito dalle cellule responsabili delle funzioni viste prima: • liberare la cavità articolare da materiale estraneo e cataboliti • formazione del liquido sinoviale • produrre altre sostanze tra cui principalmente acido jaluronico che donano viscosità al liquido sinoviale (funzione lubrificante). Essendo vascolarizzata e riccamente innervata la membrana è sensibile al dolore se viene lesionata o se distesa dalla eccessiva presenza di liquido al suo interno. Il liquido sinoviale, oltre alla funzione lubrificante, ha anche funzione ammortizzante, nutriente e favorisce la mobilità articolare. È costituito da acqua, elettroliti glucosio, proteine, proteoglicani e il suo costituente principale, l’acido jaluronico, che protegge la cartilagine dall’usura, provvede al suo nutrimento e ne favorisce i meccanismi di riparazione. La cartilagine, che ricopre e protegge le ossa articolari, serve soprattutto a sopportare il carico esercitato sulle articolazioni soprattutto durante il movimento. La cartilagine è tessuto connettivo di sostegno specializzato che riveste le estremità ossee proteggendole dagli attriti e dalle varie sollecitazioni (deambulazione, sport, attività lavorative più o meno intense); essa è costituita da cellule specifiche chiamate condrociti che, quando sono giovani(condroblasti) producono una sostanza amorfa, costituita per il 50% da collagene di tipo II, proteoglicani (25­40%) e da glicosaminoglicani (acido jaluronico , condroitin­solfato e cheratan­solfato) che conferiscono un’adeguata idratazione. Queste sostanze si dispongono a formare una struttura reticolare che protegge i condrociti e conferisce alla cartilagine la sua peculiare capacità di formare una struttura reticolare che protegge i condrociti e conferisce alla cartilagine la sua peculiare capacità di deformarsi grazie alla sua solidità e, nello stesso tempo, flessibilità. Un punto da tenere ben presente è che il tessuto cartilagineo maturo è sprovvisto di vasi sanguigni e linfatici; quindi la nutrizione avviene quasi esclusivamente per diffusione dal liquido sinoviale. Da qui si deduce quanto sia importante tenere nella dovuta considerazione la biodisponibilità dei principi attivi nella scelta di un trattamento, sia esso di carattere farmacologico che di carattere nutrizionale/integrativo. Le lesioni più rilevanti dell’artrosi si ritrovano proprio a livello della cartilagine, per cui le maggiori conseguenze di questa malattia hanno un rapporto con le funzioni principali di questo tessuto. Non è quindi sorprendente che i principali sintomi dell’artrosi siano connessi con il movimento e perciò definiti di tipo “meccanico”. Però, alcune ripercussioni si possono avere anche a livello della membrana sinoviale, sebbene esse raramente raggiungano la gravità e l’estensione osservabile nell’artrite, che è una patologia infiammatoria delle articolazioni, come si intuisce dal suffisso “ite” che vuol dire infiammazione. L’artrosi può essere quindi definita come “una malattia articolare ad evoluzione cronica caratterizzata da lesioni degenerative e produttive a carico della cartilagine articolare”. È la malattia che interessa l’apparato locomotore sicuramente più diffusa; colpisce entrambi i sessi: ma in modo particolare le donne. Si manifesta in genere con l’invecchiamento a partire dai 65 anni, ma può colpire anche i giovani e presentarsi in seguito a traumi e infiammazioni, oppure dipendere da fattori genetici (difetti nella produzione di collagene): individui che hanno familiari già affetti da osteoartrite possono essere predisposti nonostante conducano una vita sana e mantengano una dieta controllata. Anche le persone che praticano sport o professioni pesanti che sottopongono una o più articolazioni a stress eccessivi e prolungati nel tempo, possono incorrere in questa patologia i cui sintomi principali sono dolore, rigidità articolare e, di conseguenza, ridotta mobilità. Come per molte altre malattie, nella maggior parte dei casi si assiste ad una combinazione fra la predisposizione genetica dell’individuo e l’influenza dei fattori ambientali, soprattutto quelli che agiscono sul carico, quali le sollecitazioni meccaniche, l’obesità, le malformazioni, i traumi ed i microtraumi. La precocità dell’insorgenza ed il tipo di evoluzione possono poi dipendere dal numero dei fattori che intervengono, dalla loro entità e dalla durata della loro azione. Dal punto di vista epidemiologico, fra i più importanti fattori di rischio si ritrovano la predisposizione familiare nell’artrosi della mano, il sovrappeso e le alterazioni del menisco inclusa l’asportazione per l’artrosi del ginocchio (detta anche gonartrosi) e le lussazioni o sublussazioni per l’artrosi dell’anca (detta anche coxartrosi). Qualche considerazione a parte merita l’età. Nonostante sia a tutti noto che la frequenza dell’artrosi aumenti con l’età, si ritiene attualmente che l’artrosi non debba essere considerata una malattia dell’invecchiamento. In effetti, non tutti gli anziani hanno questa malattia. È probabile perciò che la tendenza genetica che un individuo ha nella predisposizione a contrarre prima o poi alcune malattie, inclusa l’artrosi, possa essere accentuata ed accelerata dai vari fattori di rischio. Ovviamente, negli anziani la durata dell’esposizione a questi fattori di rischio è maggiore, per cui le conseguenza sono più evidenti. Come è possibile intuire, alcuni fattori di rischio non sono modificabili, quali l’età e la predisposizione genetica, mentre altri, quali quelli meccanici, il sovrappeso, ecc., sono considerati modificabili e pertanto, considerazione raramente proponibile per le altre malattie reumatiche, prevenibili. Le manifestazioni principali che si ritrovano in un paziente affetto da artrosi si possono suddividere in sintomi e segni. I sintomi sono avvertiti dal paziente, perciò soggettivi, mentre i segni sono osservabili anche dagli altri, soprattutto il medico, e perciò obiettivi. Il sintomo principale dell’artrosi è il dolore. Esso è definito di tipo “meccanico”, in quanto viene risvegliato dal movimento ed è alleviato dal riposo. Il dolore è generalmente il primo sintomo nel paziente con artrosi; all’inizio è sordo e si rivela solo dopo una prolungata attività dell’articolazione colpita. Poi si aggrava progressivamente, manifestandosi anche dopo movimenti minimi o in seguito a particolari atteggiamenti del corpo o posture. Difficilmente è acuto e violento. Il dolore può accompagnarsi ad altre manifestazioni soggettive, fra cui le più frequenti e rilevanti per il paziente sono la rigidità (una sensazione di impaccio) e la limitazione funzionale. La rigidità è soprattutto mattutina o insorge dopo prolungata inattività ed è di breve durata, generalmente di 10­15 minuti, senza comunque quasi mai superare la mezz’ora. Nelle artriti invece è generalizzata e può durare anche alcune ore. La limitazione funzionale, che è uno stato di difficoltà nel compiere i movimenti, è nell’artrosi progressiva e proporzionale al danno cartilagineo, ma talvolta può comparire solo negli stati più avanzati. Fra i segni, l’espressione più rilevante è data dal gonfiore o tumefazione articolare. Essa è generalmente dura ed è dovuta agli osteofiti, escrescenze ossee che si producono nell’articolazione artrosica, ed alla riduzione dello spazio articolare. Può sovrapporsi una tumefazione molle in caso di versamento articolare, dovuto ad un’eccessiva e pertanto patologica produzione di liquido sinoviale. Raramente la cute sovrastante l’articolazione si dimostra calda ed arrossata come nelle artriti. Può essere presente anche un dolore stimolato dalla pressione sull’articolazione. Caratteristico segno dell’artrosi è il crepitio, una sensazione che il paziente può anche ascoltare da solo e si può avvertire dal punto di vista tattile con la palpazione dell’articolazione durante il movimento attivo o passivo. Un evento temibile è l’instaurarsi di un’ipotrofia dei muscoli (cioè una diminuzione della massa muscolare) interessati dal movimento dell’articolazione affetta, che in alcuni casi di coxartrosi o gonartrosi può essere sorprendentemente rapida. Come per altre malattie croniche, anche nell’artrosi si possono distinguere diversi stadi, caratterizzati da un corredo di sintomi e segni abbastanza evocativi.